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Sintesi.
     
Tra il 1900 e il 1914 una crescente tensione caratterizz le relazioni
internazionali.  Essa  fu  originata  da  fattori  sia  politici   che
economici  e  culturali.  La  seconda  rivoluzione  industriale  aveva
determinato  la formazione di potenti gruppi economici e  la  crescita
dei  movimenti  di  massa, cui si era accompagnato l'inasprimento  dei
rapporti  sociali.  I  governi  dei maggiori  stati  avevano  adottato
politiche  protezionistiche  e intensificato  l'espansione  coloniale,
mentre  un'aggressiva  cultura nazionalista  si  avviava  a  diventare
ideologia  di  massa.  Vecchi e nuovi antagonismi politici,  crescenti
rivalit    economiche,   contrapposti   disegni   nazionalistici    e
imperialistici  avevano quindi provocato lo scoppio di alcuni  scontri
diplomatici e militari, momentaneamente circoscritti, ma rivelatori di
una  latente ed estesa conflittualit, testimoniata anche dalla  corsa
agli   armamenti.  In  un  clima  cos  teso,  nella  regione  europea
maggiormente a rischio, i Balcani, si verific l'incidente che avrebbe
originato un conflitto di dimensioni mondiali.  (Paragrafo 1).
Nell'area  balcanica  uno dei principali motivi  di  tensione  era  il
contrasto  fra  Austria e Serbia, originato dall'aspirazione  serba  a
riunificare  in  un  unico  stato tutti  gli  slavi,  compresi  quelli
sottoposti  all'Austria. Il 28 giugno 1914, a Sarajevo,  uno  studente
serbo-bosniaco  assassin l'erede al trono austriaco. L'Austria,  dopo
aver  inviato un durissimo ultimatum al governo serbo che accett solo
parzialmente le

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richieste  in esso contenute, dichiar guerra alla Serbia.  Si  attiv
allora  il  perverso intreccio di alleanze che gett nella  guerra  le
maggiori potenze europee.   (paragrafo 2).
L'Italia,  non vincolata dal patto della Triplice alleanza, che  aveva
soltanto   carattere   difensivo,  si  astenne   momentaneamente   dal
conflitto, adulata dalle parti in lotta, e divisa nettamente  fra  una
maggioranza  neutralista  ed  una minoranza  interventista.  Poi,  con
l'astensione  di  Giolitti e dei suoi, il governo,  sollecitato  dalla
monarchia,   dai  conservatori,  dai  nazionalisti  e   dalla   grande
industria,  si  decise  a  favore dell'intervento  contro  gli  imperi
centrali.  (Paragrafo 3).
La  prima  guerra mondiale si dimostr un conflitto del tutto  diverso
dai precedenti. Mentre enormi eserciti venivano gettati nella mischia,
e  l'inusitata  potenza delle armi mieteva milioni di combattenti,  il
grande  equilibrio  di forze fin per bloccare i belligeranti  in  una
lunga e logorante guerra di trincea. (Paragrafo 4).
Per  cercare di rompere tale equilibrio, le nazioni in lotta dovettero
convertire  ogni energia politica, economica e sociale  nella  guerra,
che  divenne pertanto un avvenimento globale e totalizzante.  Tutti  i
mezzi  di  costrizione, persuasivi o violenti,  furono  impiegati  per
convincere alla resistenza le popolazioni stremate.   (Paragrafo 5).
Mentre  nel  quarto anno di guerra le continue e crescenti  privazioni
dei  soldati  e delle popolazioni cominciavano a provocare  rivolte  e
diserzioni, che nella Russia zarista si trasformarono in  una  vera  e
propria  rivoluzione proletaria, fu soltanto con l'intervento  bellico
della  nascente potenza americana che l'esercito tedesco  pot  essere
progressivamente piegato.   (Paragrafo 6).
Le  clausole  del trattato di Versailles, nonostante la  disponibilit
del  presidente  americano  Wilson, furono estremamente  dure  con  la
Germania  sconfitta,  a cui fu addossata l'intera  responsabilit  del
conflitto.   Vessazioni   economiche,  amputazioni   territoriali   ed
occupazioni  militari gettarono a terra la nazione tedesca,  mentre  i
suoi   principali   alleati,  l'impero  austriaco  e   quello   turco,
praticamente  scomparvero.  Ma anche un alleato  come  l'Italia  venne
trascurato dalle potenze principali, con il risultato di innescare nel
paese  una  serie  di  rivendicazioni  nazionalistiche.  Intanto,  per
iniziativa  di  Wilson, venne fondata un'organizzazione internazionale
di  stati  con lo scopo del mantenimento della pace, la Societ  delle
nazioni,  la  quale  tuttavia, priva di mezzi idonei  per  imporre  le
risoluzioni  prese  dal  suo consiglio, fin  per  entrare  in  crisi.
(Paragrafo 7).
